Box per bambini: sì o no?

Box per bambini: sì o no?

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Non è indispensabile, anzi. Ma nemmeno da demonizzare. Il punto sta nel farne un uso razionale e limitato nel tempo. In altre parole, quando mamma e papà devono distogliere il loro sguardo vigile.

 

Box sì o box no? “Ai genitori che ce lo chiedono, rispondiamo: fatene buon uso”. Parole di Alberto Ugazio, responsabile dell’Istituto Bambino Gesù per la salute del bambino e dell’adolescente.

 

In altre parole, secondo il pediatra, il box nella primissima infanzia non è da demonizzare e mettere al bando, purché però venga usato con razionalità. Il che significa che non deve diventare il “parcheggio” dove lasciare per ore il proprio figlio o la propria figlia.

 

Questione di età e di tempo

“L’uso del box ha dei pro e dei contro” chiarisce Ugazio. “Innanzitutto bisogna tener conto dell’età del bambino o della bambina. A 1 anno – spiega – il box è una sorta di prigione, una gabbia che di fatto limita i movimenti dei piccoli che si cimentano con i primi passi. Prima, invece, il box può essere usato. Attenzione, però: sì all’uso, no all’abuso”.

 

Il bambino, insomma, non va abbandonato nel box. Ma d’altro canto, se usato moderatamente, secondo il pediatra del Bambino Gesù, “il box può agevolare la gestione della routine quotidiana”. In che senso? “Molto banalmente perché può essere più prudente lasciare il bimbo nel box quando mamma o papà (se soli in casa) devono allontanarsi anche solo per andare in cucina ai fornelli o in bagno per fare una doccia, soprattutto quando ormai gattona”.

 

Questione di sicurezza

L’uso del box, in pratica, secondo Ugazio può essere utile “per scongiurare i tanti pericoli che si nascondono in casa”, quando un impegno distoglie lo sguardo vigile di mamma o papà: perché c’è il telefono che squilla, la pasta da scolare, il letto da rifare, la spesa da sistemare… “Allora, in quel frangente di tempo, lasciarlo giocare nel box può essere opportuno, più sicuro” ribadisce Ugazio.

 

Sull’assenza di controindicazioni all’uso del box se usato con parsimonia e per la sicurezza dei bambini concorda anche Laura Baroni, responsabile del Servizio di fisioterapia dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze. “Ma non è indispensabile, anzi”.

 

La fisioterapista avvisa inoltre i genitori: “prima o poi vostro figlio comincerà a muoversi, allora rendete fin da subito la casa a sua misura adottando opportune strategie di sicurezza, in modo che quando inizierà a esplorare l’ambiente, prima gattonando e poi camminando, potrà farlo serenamente”.

 

l’autonomia?

Sul fatto che il box limiti l’autonomia, Ugazio non ha dubbi: “se usato, come dicevamo, con parsimonia, quando ha tra i 4-9 mesi, quale autonomia può ledere? Un bebè di 4-6 mesi se ne sta fermo o si rotola su un lato, comincia ad arrampicarsi intorno a 6-8 mesi, si regge in piedi intorno agli 11 mesi e comincia a fare i primi passi alla soglia dell’anno. Dopo l’anno invece altro che box: bisogna mettere in conto di piegare la schiena, tendergli la mano e accompagnarlo nei primi passi”.

 

“È una questione, insomma, di misura e di buon senso a non rendere il box uno strumento che limita l’esplorazione dell’ambiente e l’interazione con gli altri, come per esempio la possibilità di giocare con mamma o papà standone tutti insieme stesi a terra su un tappetino” aggiunge Baroni. In altre parole, su un tappetino o su una coperta stesa sul pavimento, i genitori possono giocare e interagire col bimbo. Nel box, invece, non possono entrare. Baroni dunque conclude: “il box rappresenta un ambiente che protegge il bimbo nel momento in cui mamma o papà (o chiunque sia addetto all’accudimento) si deve temporaneamente allontanare. Ma il box non è da mettere nella hit degli acquisti da fare per l’arrivo di un bebè perché, se non ce n’è già uno in casa o nessuno può prestarlo, per lo stesso scopo può essere usato per esempio il lettino con le spondine. Il box infatti non ha altra funzione: non serve a promuovere lo sviluppo psicomotorio”.

le tappe dello sviluppo psicomotorio del bambino

Sull’uso del girello, invece, il no è categorico. “Non solo sappiamo che non aiuta i bambini a camminare, anzi fa assumere posizioni sbagliate, ma è pericoloso” spiega Ugazi.
“Il rischio di incidenti è documentato” aggiunge Baroni. Tanto che l’American Academy of Pediatrics chiede di vietarne la fabbricazione e il commercio. Il motivo? Il rischio cadute (e conseguenti lesioni) è sempre in agguato.