Congedo per i papà: “Obbligatori 15 giorni”

La proposta sui congedi per i papà di Tito Boeri, presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. “Obbligatori 15 giorni e multe a chi non li fa”. Per spezzare il circolo vizioso dell’idea che una lavoratrice costi di più. I soliti incentivi infatti non bastano. La risposta di Emma Bonino e del ministro del Lavoro.

15 giorni di paternità. Per poter stare un po’ con il proprio bimbo appena nato e con la neomamma.

Un modo per dare uno shock e spezzare il circolo vizioso sbagliato tra i datori di lavoro e la cultura familiare riguardo al ruolo delle donne. Perché anche i papà hanno la loro parte.

 

Molti padri che non hanno potuto usufruire del congedo paternità guardano con invidia i papà degli altri Paesi che possono trascorrere alcuni mesi a casa con i figli. Altri, invece, tirano un sospiro di sollievo quando la mattina fuggono nei loro uffici tranquilli. Ma, papà a parte, chi beneficia del congedo parentale dei padri sembrerebbero essere i bambini.

 

L’analisi dell’Ocse

L’Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha esaminato alcuni studi sui bambini nati a cavallo del secolo in Usa, Australia, Gran Bretagna e Danimarca. Sebbene i quattro Paesi godano di standard di vita simili, hanno abitudini diverse per quel che riguarda la paternità.

 

In Danimarca, il 99% dei papà ha preso almeno una settimana di riposo alla nascita del figlio, e il 90% più di due settimane. Negli Stati Uniti, dove i padri non hanno diritto al congedo di paternità, un quarto ha preso meno di una settimana e due terzi sono tornati al lavoro prima che il bambino compisse due settimane.

 

I ricercatori hanno scoperto che i padri di tutti i Paesi che sono stati a casa dal lavoro quando è nato il loro bambino, erano più propensi ad aiutare in casa rispetto agli altri padri. Cinque su dieci di quelli che avevano preso il congedo di paternità cambiavano i pannolini quotidianamente, contro quattro su dieci di coloro che non erano stati a casa.
Erano anche più propensi a nutrire, vestirsi, fare il bagnetto e giocare con il loro bambino.
Inoltre, l’indagine ha mostrato che queste abitudini, formatesi durante il primo anno di vita del bambino, sembravano rimanere anche con la crescita.
Anche quando i piccoli avevano compiuto due anni, i papà che avevano preso congedo continuavano a fare di più rispetto a quelli che non era stati a casa. E col tempo passavano a un’interazione più educativa. In Gran Bretagna i papà rimasti a casa erano più propensi a leggere i libri ai loro bambini, rispetto a quelli che erano tornati subito al lavoro.

 

Il congedo paternità influisce sul rendimento scolastico

Il congedo di paternità, nella maggior parte dei Paesi, è troppo recente per poter avere dei dati a lungo termine. Ma uno studio norvegese ha scoperto che ha migliorato le prestazioni dei figli a scuola; in particolare le femmine i cui padri erano rimasti a casa  sembravano andare meglio.

 

Potrebbe anche essere che i papà che chiedono il congedo di paternità siano comunque quelli più dediti alla famiglia e quindi più disposti in ogni caso a cambiare pannolini e leggere le avventure di Peppa Pig.
L’OCSE ha tenuto conto di questa ipotesi e ha usato altre due misure di dedizione paterna: la partecipazione ai corsi preparto e la presenza in sala parto. Ma è il congedo di paternità il fattore che ha fatto la differenza: i papà che hanno sopportato la noia delle classi dei corsi pre-parto e lo stress della sala parto non hanno ottenuto gli stessi risultati, in termini di coinvolgimento nella crescita dei figli, di quelli che si sono astenuti dal lavoro subito dopo la nascita di un figlio.