Fai la nanna senza lacrime:

come far addormentare il bambino senza farlo piangere

Fai la nanna senza lacrime: come far addormentare il bambino senza farlo piangere

immagini-buffe-bambini-che-dormono-in-modo-strano-gallery_o_su_horizontal_fixed E’ un’esperienza molto diffusa che accomuna la vita di tanti neo-genitori (con l’aria da zombie) alle prese con il pupo che non chiude (quasi mai) occhio.Insomma, la mancanza di sonno è tra le principali difficoltà causate dall’arrivo del bebè e c’è chi pagherebbe oro per trovare una soluzione dopo averle tentate tutte.

Tra infinite strategie e trucchi, un approccio dolce e flessibile è quello della consulente familiare Elizabeth Pantley descritto nel suo libro Fai la nanna senza lacrime (Piemme), un successo internazionale.

Basato sull’osservazione del pargolo e sul rispetto delle sue esigenze, il metodo dell’autrice (mamma di 4 figli) propone una serie di accorgimenti e idee per abituarlo, gradualmente, al momento del sonno.

Contraria alle tecniche che lasciano il piccolo piangere ad oltranza fino a quando si addormenta sfinito, Elizabeth Pantley sottolinea, invece, l’importanza dell’amorevolezza, della calma e della pazienza.

Prima di disperarsi per i risvegli notturni pensando che le notti in bianco non finiranno mai, secondo l’autrice, è indispensabile avere ben chiari un paio di principi chiave sul sonno dei bambini.

La ‘speranza’, per esempio, che un bebè dorma tutta la notte è poco realistica perché il suo orologio biologico funziona in modo diverso rispetto a quello di un adulto.

“Un bambino non nasce con il ritmo circadiano di un adulto. Inizialmente i ritmi di veglia e sonno di un neonato si protraggono lungo il giorno e la notte senza distinzione, per poi organizzarsi in una serie di pisolini diurni e un sonno notturno più lungo – spiega Elizabeth Pantley.

Man mano che il bimbo cresce, si sviluppa anche la sua alternanza di sonno e veglia: raggiungere la maturità anche nel sonno è un processo biologico”.

Nel primo anno di vita, dunque, è normale che un bimbo si svegli spesso di notte: per l’autrice, è fondamentale avere ben presente che non si tratta di un disturbo (o capriccio!) ma di un fatto del tutto fisiologico.

Il primo passo: tieni uno schema del sonno del bambino

Per favorire il sonno del pupo, condizione indispensabile è farsi un’idea precisa di come dorme: l’autrice invita a osservarlo per un giorno e una notte tenendo tre registri accurati della situazione.

Una volta individuato una sorta di ‘schema’ nelle abitudini (diurne e notturne) del pupo, è possibile scegliere le idee migliori, quelle più adatte a lui, e metterle in pratica.

Secondo l’autrice, “dal momento che il tempo trascorso a dormire durante il giorno influenza profondamente il sonno notturno, questi dati saranno fondamentali per capire come migliorare le sue abitudini”.

Vedere tutto nero su bianco, aiuta a diventare più consapevoli di cosa potrebbe non essere ideale per rassicurare e tranquillizzare il pupo in vista della nanna. Se, per esempio, alle 21.00, il bimbo ha giocato all’aeroplano con il papà (attività super intensa!), eccitandosi moltissimo, certo sarà più complicato convincerlo a dormire nel giro di 15 minuti!

Le premesse per stilare un ‘programma personale’ per abituare il bimbo al sonno

L’autrice suggerisce una serie di idee (suddivise per la fascia 0-4 mesi e 4 mesi ai 2 anni. Quelle per i più grandicelli, è possibile adattarle anche alle esigenze di un neonato) raccomandando di scegliere quelle che sembrano più idonee al bimbo e alla famiglia.

“Ogni bambino è unico, ogni madre è diversa dalle altre, e ogni famiglia è un caso a sé”, dice la consulente americana. Dal suo punto di vista, solo il genitore è in grado di decidere davvero quale sia la risposta giusta per la situazione.