I SOGNI

DEI BAMBINI

I SOGNI DEI BAMBINI

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I neonati sognano moltissimo, molto più di noi adulti. Lo fanno da quando erano nel grembo materno e avevano soltanto poco più di 23 settimane

I cuccioli d’uomo iniziano a sognare appena addormentati,senza, però, attraversare  le varie fasi di sonno profondo che precede il sogno, come succede per gli adulti.
La loro attività onirica è già riscontrabile alle ventitré settimane di e.g (età gestazionale), quando sono del tutto chiari i segni comportamentali di sonno R.E.M.; nei bambini prematuri di trenta settimane il sonno R.E.M. occupa quasi il 100% del tempo di sonno, diminuendo poi fino al 50%, come è tipico dei bambini a termine . A quanto pare i bambini in utero quando sognano presentano fenomeni comportamentali simili a quelli degli adulti .Dunque,i neonati sognano moltissimo, molto più di noi adulti. Capire che cosa sognano i neonati guardando le loro espressioni del volto è sicuramente difficile anche se possono trasparire sicuramente le emozioni fondamentali: gioia, tristezza, paura, stupore, collera e disgusto.
I sogni dei piccoli non sono storie complete; essi sognano sensazioni ed emozioni. Naturalmente, a pochi mesi di vita non hanno ancora il senso del tempo (presente, passato e futuro) che scorre inesorabilmente; vivono una realtà fatta di un numero incommensurabile di attimi che si realizzano l’uno dopo l’altro .

 

 

 

I loro sogni, come, del resto, i nostri, sono fatti di immagini,immagini create, come nel caso degli adulti, un po’ dal ricordo di cose veramente viste,vissute, un po’ dall’insieme di immagini che la nostra fantasia crea, proprio come nel caso degli incubi.
Quindi,se il piccolo da sveglio vive una particolare sensazione di ansia di qualsiasi tipo, per esempio, l’assenza della mamma che può anche trovarsi a pochi metri da lui, ma lontano dalla sua vista (non sapendo ancora che le cose che non si vedono possono esistere lo stesso) o una colichetta che improvvisamente disturba quei felici attimi di sazietà o, ancora, particolari fastidi alle gengive dato che si trova in epoca di dentizione, la sua psiche, il suo inconscio, da una parte soffre per l’indolenzimento e/o il fastidio, dall’altra si sforza di capirla e di interpretarla,ovvero  cerca di ricordarla, fa esercizi di memoria per trarre giovamento dalle esperienze e crescere in piena coscienza.
La realtà oggettiva dolorosa, dunque, è correlata  all’elaborazione onirica delle esperienze della giornata; realtà che fa  parte integrante del sé del bambino. Allora, il piccolo, durante il sonno, rivive tutto: le cose belle ma anche e soprattutto quelle brutte, quelle che è più utile assimilare per imparare ad adeguarsi alla realtà, per sviluppare l’intelligenza e la capacità di stare al mondo.
Il sogno è un’”officina” di memoria e, come tale, di apprendimento.
Il bambino ha una spinta innata e , perché no?,biologica, all’apprendimento così come ha una spinta altrettanto innata alla crescita e alla scoperta di nuove conquiste.

Tutte le cose nuove e al contempo strane per lui non possono, infatti, essere capite nel loro reale significato, creando nel neonato forte angoscia,paura e caricandolo di  tensione; il sogno lo aiuta molto a ridimensionare e a mettere in ordine il tutto così da non nuocere più in futuro.E’ più che giusto e naturale che egli esprima tutte queste sensazioni quando la realtà esterna, la quotidianità tace e non ci sono stimoli che possono distrarre. Dunque non ci si allarmi quando irrompono nel silenzio della notte pianti che sembrano disperati; occorre accoglierli con serenità senza alcuna ansia, consolando il cucciolo. La simbiosi fortissima che vige ancora tra mamma e figlio a pochi mesi dalla nascita porta a vivere le sensazioni come se si fosse l’altro, e questo vale anche per il bimbo che vive,come in una sorta di specchio, la realtà filtrata nel bene o nel male dallo stato d’animo della mamma. La mamma non saprà consolare se non sarà ella stessa, in un certo senso, conscia e consolata. Dunque non deve svegliare il bimbo anche se piange in maniera disperata: deve saper accogliere le sue tensioni con tenerezza,  con diligenza e con la capacità di sapere aspettare che pianga un po’, dandogli il tempo di esprimere il suo disagio perché sia mamma che piccolo possano interpretarlo, decodificarlo e trovare così la strategia, quella più adeguata per chiarirlo e risolverlo insieme.
Il mondo onirico infantile diventa accessibile solo a partire dai 3 anni di età, quando i bambini sono in grado di raccontare i loro sogni.