Il galateo delle mamme (e dei papà) in 20 punti

Il galateo delle mamme (e dei papà) in 20 punti

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Ossia 20 piccole regole di buone maniere che coinvolgono i vari aspetti della vita quotidiana e che le mamme e i papà dovrebbero mettere in pratica, per vivere meglio e per dare il buon esempio ai loro bambini. Ne parliamo con Silvia Columbano, autrice del libro “Galateo & Bon ton moderno (ma non troppo)”, edito da Franco Cesati, che ‘rispolvera’ nientemeno che il primo e più autorevole testo scritto sul tema, il “Galateo” di Monsignor Giovanni Della Casa, per stilare una lista di consigli in chiave moderna

 

Le buona maniere non passano mai di moda e non c’è chi possa considerarsene esentato: perché ci servono per vivere meglio, per renderci ben accetti agli altri, per vivere in modo adeguato nella società, per “non fare agli altri quel che non vorremmo fosse fatto a noi”. E quando si diventa genitori è più importante che mai seguirle, perché, anche senza volerlo, diventiamo modelli di riferimento, quasi supereroi per i nostri figli, che assorbiranno ed imiteranno tutto quel che ci vedranno fare. Nel bene e nel male.
Chiacchierando con Silvia Columbano, ecco 20 consigli irrinunciabili.

 

  1. Ogni scarrafone è bello a mamma sua… ma non evidenziamolo sempre
    Per noi nostro figlio è il più bello e il più bravo di tutti, ma non è il caso di evidenziarlo sempre a destra e a manca. Anche perché ognuno avrà la stessa convinzione riguardo al suo pargolo, quindi se entriamo nella diatriba del ‘mio figlio è bravissimo a fare questo’, l’altra mamma vorrà replicare elencando i trofei del suo bambino. E non se ne uscirebbe più. Anche perché, diceva Della Casa, chi si vanta troppo di certe virtù forse vuol distogliere l’attenzione da altri aspetti non altrettanto virtuosi…

 

  1. Rispettiamo gli altri, anche nostro figlio
    E’ anche questa una regola di buona educazione: non riversare sui nostri figli i nostri sogni infranti, ma rispettare i loro gusti ed inclinazioni, dando consigli e cercando di indirizzarli, certo, ma senza farli diventare ‘noi in versione mini’.

 

  1. Rispettiamo il ruolo degli altri
    Insegniamo ai nostri figli ad aver rispetto per i ruoli: insegnante, istruttore, pubblico ufficiale. E soprattutto facciamolo noi per primi, non contestando ogni brutto voto dato dal maestro, non criticando una scelta dell’allenatore, non imprecando contro il vigile che ci ha inflitto – giustamente – una multa.

 

  1. Non facciamo i furbetti
    In coda al museo o in fila al supermercato non tentiamo di guadagnare posti scorrettamente; in attesa dal dottore osserviamo il nostro turno; in auto rispettiamo precedenze, semafori e strisce pedonali: altrimenti si convincerà che migliore equivale a ‘più furbo’
  2. Non facciamo gli indifferenti davanti ai bisogni degli altri!
    Sui mezzi pubblici, alziamoci per far sedere un anziano o una donna incinta, senza girarci dall’altra parte facendo finta di non aver visto. E invitiamo nostro figlio a fare lo stesso. Perché non diventi una persona indifferente ai bisogni altrui

 

  1. Recuperiamo la gentilezza ‘di una volta’
    Pare non sia più di moda salutare quando ci si incontra per le scale o quando si entra in una sala d’aspetto. Perché? Costa tanta fatica dire un ‘buongiorno’? E il caro vecchio ’grazie’? Non ci vuole niente a ringraziare quando ci viene offerto qualcosa o fatto un favore, eppure fa tanto piacere! Anche bussare e chiedere permesso prima di entrare in una stanza non sarebbe male.

 

  1. Alleniamoci tra le mura di casa
    Le buone maniere non sono un ‘vestito’ da metterci addosso solo quando usciamo di casa, ma devono diventare parte di noi a cominciare dai rapporti all’interno della famiglia. Augurarsi il buongiorno o la buonanotte, dirsi ‘grazie’, ‘prego’, ‘per favore’, anche se ci conosciamo da quando siamo nati.

 

  1. Va bene essere sinceri, ma fino ad un certo punto
    Dobbiamo educare i nostri figli a dire la verità, certo, ma esistono anche le bugie ‘diplomatiche’. Se ad esempio si riceve un regalo che non ci piace gran che o ci invitano a pranzo e ci offrono una pietanza non proprio da gourmet, il bon ton prevede che si accetti ringraziando, senza far capire con smorfie e battute che non abbiamo gradito.

 

  1. Hai sbagliato? Chiedi scusa
    Quante volte pretendiamo che i nostri figli ci chiedano scusa se sbagliano? Ebbene, glielo insegneremo meglio se anche noi, quando ci rendiamo conto di aver sbagliato, sapremo chiedere scusa. Impareranno che nessuno è perfetto e che “Errare humanum est”, come dicevano i latini!

 

  1. I litigi tra bimbi devono restare tra bimbi
    Se il nostro piccolo litiga con un compagno, resistiamo alla tentazione di intervenire facendo da arbitro o, peggio, partecipando alla diatriba. Non solo non è educativo nei confronti dei bambini, che devono imparare a sbrigarsela tra loro per diventare autonomi, ma rischiamo che anche l’altro genitore intervenga e la diatriba si trasformi in una rissa ben poco edificante.

(l’articolo continua dopo l’immagine)

11. Non si discute in pubblico
Se sorge un litigio con il partner o dobbiamo rimproverare nostro figlio, non è il caso di renderne partecipi tutti quelli che stanno nei paraggi. I panni sporchi si lavano in casa, dice un vecchio proverbio, e a lavarli in pubblico mettiamo in difficoltà e in imbarazzo chi ci sta intorno, oltre a rovinare l’atmosfera a tutti, soprattutto in contesti dove dovrebbe prevalere gioia e convivialità, come a tavola.

 

  1. Non si dicono parolacce
    E la regola vale per tutti, anche per i genitori, che non per il sol fatto di essere ‘grandi’ o di essere arrabbiati in un certo momento possono ottenere una dispensa. Idem per pettegolezzi e critiche, dalle quali dovremmo astenerci (almeno in presenza del figlio!) per non farlo sentire in diritto e dovere di mettere becco su tutto, spesso a sproposito
  2. Non si urla!
    In casa, al parco giochi, al supermercato, in spiaggia: qualunque cosa vogliamo dire, diciamola in modo che ci ascolti solo il destinatario del messaggio. Soprattutto se abitiamo in un condominio, dove attraverso le pareti passa molto di più di quel che immaginiamo. Ricordiamoci che agli altri non interessa niente dei nostri discorsi.

 

  1. Rispettate le regole del luogo
    Se ad esempio si entra in chiesa, non si urla, non si mangia, si spegne il telefono e non si scorazza qua e là: anche se non siamo credenti e in certi luoghi di culto ci andiamo solo per ammirare l’arte, ricordiamoci che c’è chi ci va per devozione.

 

  1. Insegniamo l’amore per la natura
    Che non significa solo portarli a fare una passeggiata nel bosco, ma anche non raccogliere foglie o fiori solo per il gusto di farlo, non disturbare gli animaletti, non gettare rifiuti e utilizzare gli appositi cestini. O, in mancanza, portarci i sacchetti a casa. Perché il bosco o la spiaggia non sono casa nostra.

 

  1. Non diamo sempre la colpa agli altri
    Sarà pur vero che è stato l’altro a far scuocere la pasta, a dimenticare di pagare una bolletta o a commettere chissà quale altro errore, ma se anziché puntare il dito con un ‘tu’ adoperassimo un inclusivo ‘noi’, ci renderemmo più empatici agli occhi dell’interlocutore. E insegneremmo ai nostri figli che la colpa non è mai al 100% da una sola parte.
  2. Niente cellulare a tavola
    Nel ‘500 i cellulari non esistevano, ma già da allora Monsignor Della Casa raccomandava, quando si stava seduti a tavola, di non tirar fuori dalle tasche una lettera per mettersi a leggerla, perché sarebbe  un chiaro segno che non si ha alcuna considerazione e rispetto per i commensali. A tavola con famigliari e amici facciamo in modo che nessuno abbia il cellulare, noi per primi!

 

  1. A proposito di tavola… mani a posto e non si gioca con il cibo
    … Ricordiamoci le regole fondamentali: le mani si tengono ‘a posto’, non si toccano capelli, faccia, bocca, stoviglie e non si gioca con il pane o in generale con il cibo; non si parla con la bocca piena; non ci si abbuffa come se non si vedesse cibo da mesi, facendo man bassa ai buffet e stando con la testa nel piatto per tutta la durata del pasto. E i rutti non sono mai accettabili, anche quando vengono emessi dalle soavi fauci del nostro figlioletto!

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  1. Siamo genitori anche sui social: non rendiamo i bambini ‘social’ loro malgrado
    Anche quando siamo sui social network non ci dimentichiamo di essere madri e padri, pubblicando foto o opinioni che potrebbero metterci in difficoltà o in imbarazzo agli occhi dei nostri figli. Ed evitiamo di rendere i bambini ‘social’ loro malgrado, pubblicando foto e video di ogni loro attività: saranno pure i più belli e bravi del mondo, ma non sarebbe giusto rispettare anche la loro privacy? E poi, siamo sicuri che a loro faccia piacere essere così ‘popolari’?

 

  1. I consigli agli altri genitori? Solo se richiesti
    Non c’è niente di più antipatico che ergersi a maestrine, dispensando consigli sul modo di educare i figli e su come noi avremmo agito al posto di un’altra mamma. I consigli possono essere ben accetti solo se richiesti, altrimenti lasciamo stare. Anche perché se un metodo educativo funziona con nostro figlio, non è detto che sia universalmente valido.