Perché urlare ai figli non serve a nulla

Perché urlare ai figli non serve a nulla

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Le conseguenze di un’educazione basata sulle aggressioni verbali sono, come dimostrano gli studi, terribili. Ecco perché i genitori dovrebbero evitare di utilizzare le urla come strategia educativa.
“Urlare non serve a nulla” è il tema della prima serata della Scuola Genitori, il ciclo di incontri gratuiti del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, che è in programma il 26 novembre alle ore 20.45 presso il Castello Sforzesco di Milano.

 

Il genitore autoritario è stato sostituito dal genitore che urla. «È una conseguenza della crisi dell’autorità avvenuta nel ’68 e negli anni Settanta. Il padre padrone e la madre dispotica, figure che appartenevano solo a qualche generazione fa sono state spazzate via – spiega il pedagogista Daniele Novara, autore di 53 libri su gestione dei conflitti, educazione e pedagogia di cui l’ultimo è “Cambiare la scuola si può” –. Cambiamenti che hanno lasciato i genitori in una situazione di forte fragilità rispetto al loro ruolo che spesso non viene riconosciuto dai figli, soprattutto quando arriva l’adolescenza».

Le urla sono quindi un tentativo – sbagliato – di recuperare una dominanza sui propri figli. «Ma si tratta di un tentativo destinato, al contrario, a rafforzare la sensazione di fragilità genitoriale e anche a lasciare degli strascichi psicologici sui bambini e i ragazzi».
Perché urlare non serve a nulla

«Urlare – prosegue l’esperto – non è una strategia efficace, perché in realtà è un segnale di fragilità. È la dimostrazione che non si è in grado di farsi rispettare dai propri figli ed è anche un atteggiamento che li spaventa».

Le conseguenze sono terribili: a dimostrarlo ci sono diversi studi tra cui quello pubblicato nel maggio 2014 su “Child Development” da due ricercatori americani dell’Università di Pittsburgh, Ming Te Wang e Sarah Kenny.

Un’educazione basata sulle aggressioni verbali è infatti responsabile di stati depressivi e antisociali nei ragazzi, soprattutto gli adolescenti.

Come essere autorevoli

«Per essere autorevoli, invece, i genitori non si devono mettere alla pari con i loro figli, non devono avere pretese eccessive rispetto alla loro età e devono mantenere una giusta distanza educativa – spiega il pedagogista -. È da queste basi che si ottiene il giusto rispetto». Ecco qualche suggerimento pratico per riuscire nell’impresa.
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  1. Condividere con il partner una strategia educativa

«La prima cosa da fare è mettersi d’accordo tra genitori: mai dare le regole da soli, perché i bambini si accorgono se non c’è coerenza nel sistema genitoriale che, a quel punto, non risulta più credibile».

2. Rispettare l’età dei propri figli
«È controproducente chiedere ai bambini di fare qualcosa di non adeguato alla loro età. Spesso succede che quando sono piccoli i genitori li trattino da grandi e viceversa. Un atteggiamento che provoca tensione e che porta, facilmente, a urlare. Come pretendere che un bambino di cinque anni stia seduto composto a tavola o si lavi i denti senza mangiare il dentifricio; o che a 6-8 anni dorma ancora nel lettone con mamma e papà. La difficoltà più grande per i genitori è proprio quella di trattare i figli rispettando l’età che hanno».

3. La giusta routine
Il segreto è quello di creare le giuste abitudini, adeguate al loro momento evolutivo: «Che non vuol dire creare una griglia rigida di regole ossessive, ma stabilire delle routine adatte ai piccoli per farli sentire sicuri».